Come comunicare welfare al tempo del Covid-19

MeshArea Call #5

Come comunicare welfare al tempo del Covid-19

“Ma se uno volesse fare un lavoro come il tuo, come si deve muovere?”

Colpisce molto che questa sia l’ultima domanda di un incontro il cui tema verte sul Welfare aziendale, non su una startup o su un’esperienza imprenditoriale di successo. Tuttavia ascoltando Lorenzo Bandera, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne di Percorsi di Secondo Welfare, non stupisce che a seguito del suo intervento, a qualcuno sia sorta la voglia di implicarsi di più in un settore del genere. Perché Lorenzo, la cui mission è raccontare esperienze virtuose in fatto di secondo Welfare, è riuscito a farci comprendere il valore inestimabile di un’iniziativa di questo genere. Un valore che, una volta colto, quasi ti contagia e ti fa esclamare: vorrei implicarmici anche io!

Fin dagli ultimi anni universitari Lorenzo ha cominciato a masticare la tematica del secondo Welfare, cioè ha iniziato ad osservare innanzitutto come stessero cambiando le politiche sociali nel nostro paese e, successivamente, a studiare e analizzare il contributo che potevano dare soggetti privati, non pubblici, alle iniziative di Welfare-state. Il tema lo appassiona così tanto che decide di tramutarlo in un lavoro, implicandosi totalmente in un progetto scientifico proposto dalla sua professoressa di tesi: “Percorsi di secondo Welfare è un Laboratorio di Ricerca che nasce con lo scopo di studiare e raccontare tutte quelle iniziative non provenienti dallo Stato, che intervengono a supporto delle politiche sociali di un paese dove le istituzioni non riescono ad arrivare. E proprio in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo oggi, la mancanza di risorse e l’incapacità a rispondere a nuovi bisogni sociali da parte di uno Stato lascia spazi di intervento a tutta una serie di soggetti privati, che sono aziende, organizzazioni del terzo settore, fondazioni filantropiche, sindacati, i quali sussidiariamente agiscono laddove lo Stato non riesce ad intervenire”.

Dopo aver studiato il tema per anni, oggi il mestiere di Lorenzo è comunicare, raccontare, mettere in evidenza il valore e la ricchezza di iniziative di questo genere. E durante la nostra chiacchierata ce ne ha offerto uno spaccato.

Non è scontato affrontare una tematica del genere in tempo di Coronavirus. Infatti, si legge ormai su tutti i giornali l’impatto economico dell’epidemia che ha colpito l’Italia e il mondo. Eppure, Lorenzo e il suo team hanno voluto mettere in luce esperienze di “generosità aziendale” che anche in tempi duri come questo, anzi soprattutto in tempi duri come quello che stiamo vivendo, mettono in primo piano non solo la sostenibilità del proprio business, ma anche il benessere e la sicurezza dei propri collaboratori.

Pensiamo a Giovanni Rana, il noto pastificio, che ha deciso di investire 2 milioni di euro per aumentare lo stipendio del 25% a tutti i propri dipendenti impegnati nelle attività produttive. Oppure Luxottica che ha proposto al management aziendale di ridursi lo stipendio per andare ad integrare quello di coloro che  avrebbero potuto rischiare la cassa integrazione. Ancora, pensiamo a chi ha offerto coperture assicurative extra ai propri collaboratori nel caso contraessero il Covid-19. Senza considerare poi tutte le aziende private che hanno effettuato donazioni verso la protezione civile, per finanziare un ospedale o per una partita di respiratori.

Ma perché un’azienda dovrebbe impegnare risorse economiche, e non solo, in progetti di questo genere? Domanda non scontata, soprattutto di questi tempi, dove le urgenze sembrano essere altre.

Sicuramente un piano di Welfare aziendale, se ben fatto, permette alle aziende di accedere ad una serie di sgravi economici assolutamente convenienti. Detto questo, ciò non basta: “C'è però un fattore ulteriore.  Ci sono tante imprese che hanno introdotto un piano di Welfare prima che si attivassero, intorno al 2016, gli sgravi economici citati. Diversi studi scientifici e alcune ricerche da noi effettuate dimostrano che nel momento in cui si lavora bene, nel momento in cui si è in un posto dove il proprio contributo viene valorizzato, in cui ci si sente a proprio agio, effettivamente si lavora meglio. Le persone sono meglio “ingaggiate”, più coinvolte nella mission aziendale, più predisposte a dare il massimo di sé”

Detto questo, entrando più nel dettaglio, Lorenzo tiene a sottolineare come il Welfare aziendale generalmente inteso è quello dove il collaboratore può acquisire buoni Amazon, buoni Ryanair o buoni Expedia, ecc. Molto più interessante e dibattuta è l’opportunità di fare Welfare attivando e valorizzando la rete di iniziative presenti sul territorio. Quest’ultima è una modalità più complessa, che implica una complicità e una complementarietà tra iniziativa pubblica e privata, ma che può portare enormi benefici socio-economici sul territorio in cui l’azienda sta operando. Il progetto Valoriamo del Comune di Lecco è un esempio lampante: “una rete di cooperative del lecchese ha attivato una piattaforma online che riepiloga tutti i servizi di Welfare pubblici o privati disponibili nel comune. Essa aiuta a mettere insieme la domanda e l’offerta di servizi di Welfare a livello territoriale”. 

Il ruolo del Terzo Settore, dunque, è fondamentale. Le grandi centrali cooperative potrebbero supportare tecnologicamente le migliaia di realtà presenti sul territorio che si occupano di cura e servizi alla persona, al fine di consolidare un’offerta di servizi di Welfare da proporre a chi oggi in Italia necessita di assistenza sanitaria o educativa, e non saprebbe da che parte girarsi. 

“Paradossalmente con lo scoppio dell’epidemia di Coronavirus la domanda di servizi di cura alla persona, offerti da tante esperienze e realtà del terzo settore, è esplosa. Consorzi Cooperativi come CGM, grazie all’infrastruttura tecnologica messa a disposizione, stanno iniziando a generare connessioni locali che permettono alle cooperative sociali sul territorio di offrire servizi specifici ai cittadini”.

Quelli citati sono solo alcuni stralci dei numerosi esempi fatti da Lorenzo durante il suo speech, durante il quale ha svolto ancora una volta la sua mission principale: dare voce al Welfare. Non solo studiarlo, analizzarlo, documentarlo e presentarlo in qualche conferenza: “Tutto questo personalmente, cominciava a starmi stretto. Mi appassiona invece molto di più poter raccontare, poter rendere testimonianza, poter far conoscere e valorizzare ciò che di buono emerge da esperienze sussidiarie di collaborazione tra pubblico e privato”. 

E sinceramente Lorenzo ci sta riuscendo molto bene, anche durante il nostro breve confronto. Non a caso al termine dell’incontro, con grande naturalezza, uno dei partecipanti ha posto la domanda citata in principio.

Comunicare per far conoscere e, soprattutto, far interessare. Comunicare per contagiare, comunicare per mettere in evidenza piccole o grandi iniziative di generosità e speranza in un momento dove la solidarietà è data quasi per scontato.

Buon ascolto!


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